Bïa – cantante, compositrice, interprete



di Phillip Kay. Tradotto da Gianna Attardo dall’inglese.

Bia Krieger, spesso nota semplicemente come Bia, è una cantante affascinante e seducente con una voce dai toni vellutati che ha inciso cinque CD negli ultimi 15 anni. Bia è canadese solo di nome, di Montreal, Quebec, ma la sua storia è più complicata.

Lei e i suoi genitori sono costretti a fuggire a causa della dittatura militare che prende il potere in Brasile nel 1964, governa con il terrore fino al 1974, e non viene totalmente espulsa prima dell’amnistia del 1980. Il regime non tollera alcun dissenso e quando il dissenso prende forma nella musica popolare, seguono rappresaglie. Una delle figure culturali più popolari, Chico Buarque, fugge in Italia nel 1970. Musicisti di primo piano del Tropicalismo, Caetano Veloso e Gilberto Gil vengono esiliati e vivono immalinconiti a Londra per due anni dal 1970 al ‘72. Nel Cile ha luogo una reazione simile da parte della dittatura militare al potere che agisce con efferata crudeltà. Nel 1973 Victor Jara, illustre insegnante, drammaturgo e compositore viene torturato, bastonato, perde l’uso delle mani colpevole di aver composto ed eseguito con l’accompagnamento della chitarra canzoni di protesta. Viene poi ucciso con un colpo di pistola. La situazione non è così drammatica in Brasile ma la minaccia è presente.  In queste culture i musicisti possono essere dei poeti,  i poeti dei leader e i cantanti dei politici. E’ una dimensione di cui essere consapevoli.

La famiglia di Bia fugge dapprima in Cile, quindi lascia il Cile per il Perù e alla fine va in Portogallo. Bia trascorre da esiliata il periodo tra i tre e i 12 anni e torna a Rio de Janeiro nel 1980 per completare l‘istruzione scolastica e iniziare l’università. E’ un periodo di instabilità per lei dato che in seguito lascia di nuovo il Brasile per viaggiare in Europa e alla fine stabilirsi a Parigi dove inizia la sua carriera musicale. Il produttore francese Pierre Barouh le offre un contratto che si risolve nel primo album di Bia La mémoire du vent, in gran parte un tributo a Chico Buarque. Nel 1998 Bia ottiene una piccola parte in un film di Claude Lelouche, Hasards ou coincidence, e ne interpreta la colonna sonora, una canzone di Chico. Seguono una serie di concerti in Giappone, Italia e Quebec,  è particolarmente popolare nel Quebec dove si esibisce in più di 100 spettacoli. Altri album vengono prodotti, Sources, inciso a Rio nel 2000, in cui emerge come cantautrice,  e Carmin nel 2003 dove tutti i brani, eccetto due, sono sue composizioni. Coeur Vagabond del 2006 riprende il tour de force della sua prima incisione facendo da trampolino di lancio per compositori brasiliani (Djavan, Buarque, Veloso), le cui canzoni sono cantate in Francese, e per compositori francesi (Gainsbourg, Brassens, Keren Ann) i cui testi sono eseguiti in Portoghese. Questi album si risolvono in tour promozionali e Bia viaggia più che mai da est ad ovest in Europa e poi in Turchia. Il quinto CD di Bia, Nocturno, esce nel 2008. E’ un album di sue composizioni cantate in Portoghese con alcuni brani in Spagnolo e Inglese. L’album del 2015 di Bia, dal titolo molto appropriato Navegar, continua il suo viaggio di esplorazione, autoscoperta della sua storia musicale. Come Nocturno, è una collaborazione con Erik West-Millette, con cui ha scritto la musica, con liriche di Bia e canzoni di Thomas Mendez, Villa Lobos (“Melodia Sentimentale”), Gianmaria Testa e Lennon e McCartney.

Al pari di molti artisti il talento di Bia si mostra in vari campi. E’ un’abile chitarrista, danza sul palcoscenico come una professionista, ha una voce calda ed espressiva abbastanza diversa da dare alle sue canzoni maggiore profondità senza focalizzare l’attenzione su essa, e sa comporre e cantare in numerosi stili (e lingue), afro-Brasil, bossa nova, chanson, pop, MPB, samba. Quello che amo dei CD di Bia è che sono messi insieme con buon gusto. Nessun virtuoso, niente trip hop o musica d’ambiente (grazie al cielo: vai a casa Ibiza). Solo melodia, ritmo, un gruppo saldo e un’apertura a tradizioni e culture realizzata in un modo inaspettato. Immaginate una canzone di Brassens in Spagnolo con un arrangiamento di bossa nova! Si parla di incrocio culturale. E’ questa la musica di Bia. Le circostanze l’hanno fatta crescere sotto l’influenza di molte culture (ricordate quanto è stato importante per voi negli anni della crescita?). Ora Bia dà ai suoi ascoltatori l’opportunità di ampliare il loro mondo mentre si godono la cosa più preziosa, buona musica. Per qualche motivo mi viene in mente lo slogan di Woody Guthrie “questa macchina uccide i fascisti”. Per quanto possa essere inverosimile forse la musica di Bia ha una funzione  politica.

La musica
Navegar, l’album del 2015 di Bia, viene registrato in parte a Rio in parte a Montreal. Continua la collaborazione con il bassista Erik West-Millette di Nocturno e tutte le tracce, tranne cinque, presentano liriche di Bia e musica di Bia e West-Millette. Il tema del viaggio è provvisto di rimandi, pur privo di eccessiva enfasi, dalla canzone che dà il titolo che narra di disavventure, un destino noto ai naviganti da Odisseo in poi, a una citazione da una poesia di Camo˜es. ‘My inventory’ elenca tutte le cose inappropriate che ci portiamo dietro mentre andiamo. L’incalzante “Cucurrucucu Paloma” con Alejandra Ribeira è seguita dalla bella “Melodia sentimental” di Villa Lobos e Vasconcellos, a mio parere due dei momenti più belli dell’album. Una delle migliori canzoni è “Risada”, con Joe Grass alla chitarra, melodia e parole che si rafforzano a vicenda per rendere al meglio la canzone. L’album presenta numerose collaborazioni con altri artisti, per me personalmente la migliore è “La tua voce”, una canzone di Gianmaria Testa che lui canta con Bia accompagnandosi alla chitarra. Nell’insieme l’album è più vivace del meditativo Nocturne e pieno di varietà in tempo, con lamenti, canzoni d’amore, chanson e quella che potrebbe essere una canzone per bambini. Gli arrangiamenti sono semplici, chitarra, basso, violino, fisarmonica, tromba, armonica, di solito due strumenti che danno sostegno alla dolce voce di Bia che tuttavia riesce con discrezione a esprimere la gamma di stati d’animo trasmessi dal suo materiale. Bia canta in Portoghese, Spagnolo,  Francese e Inglese. Il viaggio che intraprendiamo nella vita si interseca in questo album con il viaggio di Bia dall’emisfero nord allìemisfero sud attraverso le culture del Brasile, della Spagna, della Francia per produrre uno dei sui album più melodiosi. Il libretto che accompagna il CD contiene alcune splendide foto di Rio di Tina Alonso che deve essere una fotografa famosa, ma è certamente una fotografa di talento.

Nocturno, uscito nel 2008, è una collaborazione tra Bia e il suo produttore e suonatore di basso Erik West-Millette. I due hanno scritto sette delle 15 canzoni dell’album (incluso un numero strumentale, Coffee in bed), e Bia da sola altre sette. E’ anche inclusa una ripresa di Los Hermanos di Yupanqui, presente nel CD del 1996  La mémoire du vent. L’album si distacca dall’opera precedente di Bia, segno del suo continuo sviluppo come cantautrice, con arrangiamenti che fanno uso di corni, organo e ciò che sembra un sintetizzatore. Si tratta di una pacata collaborazione introspettiva come si confá al titolo. Una traccia che per me si distingue è Personne di Bia, una delle sue migliori canzoni, accompagnata da un clarinetto e oboe e con Thomas Hellman, un cantante del Quebec autore di un album di successo in Francia, L’appartement, suo credito, che l’accompagna nel canto. Notevole è anche Venha, scritta in collaborazione, un pezzo molto melodico con un abile accompagnamento di chitarra. L’album evidenzia il fatto che un importante filo del lavoro di Bia è stata una collaborazione con altri musicisti, spesso visti in concerto, come nel recente con Yves Desrosier. Ciononostante, in questo album, nonostante la scrittura eseguita in collaborazione con West-Millette, gli scoltatori troveranno l’affermazione più personale di Bia, una meditazione melodica, ritmica, abilmente realizzata.

Coeur Vagabond del 2006 (“Il mio cuore vagabondo vuole tenere il mondo dentro di me” Veloso e Costa, Domingo 1967) sembra riprendere il primo album di Bia, La mémoire du vent in quanto contiene un mix di compositori brasiliani e francesi le cui canzoni Bia ha tradotto cantando le canzoni brasiliane in Francese e le francesi in Portoghese. E’ in realtà un album molto centrato, uno il cui stile è molto brasiliano, nello stile bossa/prima MPB. I compositori comprendono Laurent Voulzy, il suo partner compositore di un tempo Alain Souchon, Serge Gainsbourg, Henri Salvador, la meravigliosa Keren Ann Zeidel, Georges Brassens tutti Francesi e Michel Rivard del Quebec, ed è una scelta di qualcuno che conosce la sua musica. Il Brasile, paese di un migliaio di grandi cantanti/cantautori, è presente con compositori quali Caetano Veloso (che ha contribuito con la traccia che fa da titolo all’album, un titolo dall’ultima gamma di materiale Shy Moon non da Estrangeiro), Chico Buarque e Tom Jobim, Vinicius de Moraes e Baden Powell e il grande Djavan e Bia Krieger, il cui unico brano è Bilingeu. I brani che a mio parere colpiscono sono Portrait en noir et blanc di Buarque e Jobim,  Appel di De Moraes e Powell,  Amour secret di Djavan e A má reputação di Brassens. Gli editori hanno cercato di fare chiarezza fornendo prima il titolo della canzone nella lingua in cui è cantata, poi in parentesi il titolo originario, in modo da poter vedere al primo sguardo per esempio che il titolo di Brassens era originariamente La mauvaise réputation. Gli arrangiamenti sono minimi, a volte solo una chitarra acustica, lasciando alla voce della cantante e alla melodia della canzone il compito di guadagnarsi l’attenzione dell’ascoltatore. Il flauto di Dominique Bouzon è usato in alcuni brani con moderazione ma efficacia. Come molta musica brasiliana questo è un album che ripaga di un’attenzione più concentrata, armonioso in superficie come un cappuccino, ma ricco di una bellezza riservata e improvvisa dopo ripetuti ascolti.

Carmin, un album uscito nel 2003, rappresenta il debutto di Bia come cantautrice. Lei ha avuto un ruolo nella composizione di 11 dei 13 brani. Inoltre, le sette tracce che (per me) spiccano sono tutte sue composizioni, Helena, con un leggero ritmo di bossa, Je n’aime pas, Lobo, Andei procurando, Endereço, in un vivace tempo di danza, e Ilhabela che ha un tocco di tango nell’arrangio. L’album presenta una versione di Sábio Rei dell’amico espatriato Silvano Michelino. Malgrado io non capisca le sue parole, in termini di musica ed esecuzione questo è un risultato sostanziale. Dal momento che questo è un CD di Bia è anche presente l’ormai prevedibile riconoscimento di influenze e ammirazione, una canzone di Gianmaria Testa (Polvere di gesso), una poesia di Chico Buarque (tradotta in Dans mon coeur), una composizione di Henri Salvador (J’ai vu) – in Portoghese naturalmente. La traccia più straordinaria è un inno tradizionale delle Ande che Bia chiama Inti, una invocazione al sole scandita dal suono di un tamburo, piuttosta ipnotico da ascoltare. Brano ben noto è una composizione di Bia, Mariana, inclusa in una raccolta Putumayo di cosiddetta ‘musica da sala d’attesa’ ma che non è così banale come potrebbe sembrare. Nell’insieme questa è un’incisione molto più concentrata delle precedenti di Bia che erano tutte piene della ricchezza delle tre culture dell’America Latina, della Francia e del Brasile. In Carmin, abbiamo una donna brasiliana che esprime le sue radici. Ma contrariamente ad altra musica brasiliana questa viene eseguita da un complesso di musicisti francesi e franco-canadesi, cantata in parte in Francese. Inoltre presenta compositori francesi, italiani e sud-americani. E’ qualcosa che solo Bia sa fare.

Sources, inciso in parte a Rio de Janeiro esce nel 2000. In questo album Bia emerge come compositrice: cinque dei 12 brani sono suoi. Questi includono due composizioni straordinarie, Baby Neném e Sous le vent du monde, quest’ultima con un accompagnamento al piano molto efficace.  Il plurilinguismo è ancora presente e si estenden questa volta a includere un brano in Inglese (Golden Slumbers di Paul McCartney, da Abbey Road e da una poesia di Thomas Dekker) e uno in Italiano, Piccoli Fiumi di Gianmaria Testa dal suo album del 2000 Il valzer di un giorno. Testa è, a quanto pare, un degli eroi di Bia, e anche mio (vedi http://phillipkay.wordpress.com/2010/10/24/gianmaria-testa-sotto-voce/). Questa è senza dubbio la migliore traccia dell’album, una bella canzone eseguita estremamente bene e con un meraviglioso accompagnamento di fisarmonica e chitarra che sfrutta al meglio l’atmosfera di delicata malinconia. L’album include un’altra versione di Complaint Africaine di Duino presente nel primo album di Bia in un arrangiamento molto diverso, un percorso  che suppongo sia da esplorare. Un altro brano straordinario è Araurum Kim Kim, scritto dal prolifico e ingegnosissimo Adão Xalebaradã (che ha recitato in una piccola parte in City of God di Meirelles, malgrado sia morto solo un anno dopo l’uscita del film), un buon modo di rammentare che nella musica brasiliana sotto l’suberanza della samba e la sofisticazione della bossa nova si trova il ritmo dell’Africa. Il collegamento di Ballade pour un matin di Jacques Higelin con Golden Slumbers è uno dei momenti migliori dell’album. Sembra che Higelin sia una delle influenze che hanno agito su Bia come su molti altri cantanti. Questo è un altro mix eclettico di  ‘cantante/cantautore’, bossa, samba e chanson, canzoni che devono significare molto per Bia e che lei interpreta in modo da significare molto per chi le ascolta. E’ difficile mettere insieme un album con sei brani su 12 straordinari e Sources resta uno dei miei preferiti.

Il primo CD di Bia, La mémoire du vent, esce nel 1996 e viene ripubblicato molte volte. Questo è un album che piacerà agli ammiratori del grande cantante/poeta brasiliano Chico Buarque: comprende sei sue canzoni, la maggior parte in traduzione francese. Si tratta di un fatto importante. Chico, a detta di alcuni, è la risposta brasiliana a Shakespeare. Per una cantante sconosciuta adattare (!) le sue parole può essere sembrata pura presunzione. In realtà Bia non è soltanto un’ammiratrice di Chico, ma la sua protégé e, penso, che lui la accompagni in un brano. La miglior traccia dell’album è Barbara di Chico, un’interpretazione piena di sentimento con un eccellente accompagnamento di chitarra e flauto. L’album mescola abilmente le tre culture importanti per Bia e che sono parte del suo background: la francese, l’ispano-americana, la brasiliana. Spesso traduce liriche da una lingua all’altra (ad esempio Chico in Francese, Brassens in Spagnolo). Un altro compositore presente nell’album è Jean Duino, un cantante/cantautore di Port de Bouc, sulla costa mediterranea della Francia. Ciascuno dei suoi tre brani è un esempio straordinario di eccellente composizione: Le miroir aux oiseaux,  La tour de Constance e, in particolare, Complainte Africaine, il lamento di un uomo che al risveglio si trova su una nave carica di schiavi africani e in rotta per l’America, presentato in stile soukous con accompagnamento di una chitarra ritmica e di un flauto. Il grande George Brassens è presente in una traduzione di una sua canzone (Por uma muñeca) con un accompagnamento jazz ipnotizzante alla chitarra. E’ inclusa una versione di Los Hermanos di Atahualpa Yupanqui. Il contributo di Bia è la composizione, Un million d’étoiles, un brano dal sapore di bossa che in questo contesto deve essere un omaggio a Jobim. L’accompagnamento musicale è sottolineato ed eseguito con maestria, con una raffinatezza che i parlanti di lingua inglese associano al jazz ma che nelle culture di provenienza delle canzoni non sono parte di nessun genere.  Sono tutte canzoni che esprimono una visione personale del mondo, proteste alle ingiustizie, ironia sul destino, fantasia e pentimento. Si trovano qui alcuni dei giganti della cultura sud-americana e francese. Si tratta di un amalgama molto autobiografico, musica scelta, ritengo, in quanto ha significato qualcosa nello sviluppo di Bia ed è una presentazione di successo.


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